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Avrei voluto gridarlo a tutti! ...ma pensavo che nessuno avrebbe dato
credito a queste cose..
Dopo aver ripulito dall'incuria i resti delle rovine della
rocca
Cattani a Chiusi della Verna, dando così visibilità alle antiche mura
ormai ricoperte da una folta vegetazione, mi sono reso conto di una
bellissima prospettiva che era rimasta nascosta dai rami delle piante.
Da quel momento gli animali e le persone hanno cominciato ad arrivare in
questo luogo, come accade ogni volta che vita genera vita.
Ho pensato di aprire le porte dell’antica struttura del 1100, dove avevo
realizzato il mio studio di pittura, offrendo a chi arriva l’accoglienza
e la testimonianza umana mia e di mia moglie che amiamo vivere in questo
luogo.
E’ stato così e così sta continuando.
Moltissime persone sono arrivate, spinte da tanti motivi a visitare
questo piccolo sito, dove la storia ha lasciato tracce di un passato
molto antico, dove si può osservare l’origine della pietra grezza
arenaria del periodo preistorico, usata per ricavare il materiale edile
che gli antichi Romani utilizzarono per costruire il Castrum.
Qui i Longobardi edificarono un castello che ha rappresentato per molti
secoli un baluardo inespugnabile; qui è sorta nel 1300
una piccola chiesa in onore di San
Michele Arcangelo e qui si trova la dimora dei podestà della
repubblica fiorentina, tra i quali vi dimorò Ludovico Buonarroti nel
1474/75 padre di
Michelangelo, che in questi luoghi venne alla luce.
Questo lavoro di recupero di un luogo con tanta storia e tanta energia
naturale mi ha coinvolto in un percorso di fede e di entusiasmo, durante
questi sette anni ho accolto persone arrivate da tutta Europa e dalle
Americhe, ho risposto alle loro domande e ho raccontato loro la storia
di questi luoghi.
E’ così che una mattina mentre stavo intrattenendo un gruppo di persone,
alle quali raccontavo la storia dell’incontro del Conte Orlando Cattani
con San Francesco di Assisi, mi è accaduto di osservare l’immagine del
dipinto di Michelangelo “la
Creazione di Adamo”, stampata su una rivista che il postino mi aveva
appena consegnato.
Alzando lo sguardo, mentre facevo notare agli ospiti il monte Verna, che
si vede con il suo inconfondibile profilo proprio di fronte
all’antica Podesteria, ho
avvertito con grande emozione l’impressionante somiglianza con il monte
e con il piedistallo di roccia dipinti
nella Creazione da Michelangelo.
Ho concentrato l’attenzione proprio su questa sensazione, come in un
sogno ho percepito che era proprio quella la prospettiva originale alla
quale si era ispirato Michelangelo per realizzare l’affresco nella
Cappella Sistina.
Avrei voluto gridarlo a tutti, ma come accade in queste cose ho
sentito che nessuno avrebbe dato credito alla mia scoperta, ho preferito
tenere per me questa consapevolezza, in attesa che qualche altro evento
avrebbe potuto darmi l’occasione di poterlo raccontare alle persone
giuste capaci di poter dare credito e ufficialità alla mia scoperta.
E così è accaduto, quando ho suggerito ad un amico, ricercatore e
storico, di fare un lavoro di ricerca approfondito da presentare ai
massimi esperti in materia.
Dopo circa tre anni questa ricerca è stata presentata ufficialmente il
23 aprile 2003 a Milano, presso l’università statale su invito del
professor Pierluigi De Vecchi, alla presenza di studenti e studiosi di
Michelangelo e di osservatori del Vaticano.
Nel mese di aprile 2004 è stato pubblicato ufficialmente l’articolo
completo che illustra la scoperta su di una prestigiosa rivista “Critica
d’Arte”, organo ufficiale d’informazione dell’Università Internazionale
dell’Arte di Firenze che ha nella redazione un comitato scientifico di
altissimo livello.
Posso dire con orgoglio e tanta gioia che da oggi in poi tutti possono
venire ad ammirare da questo luogo la prospettiva originale che ispirò
il grande Maestro, possono provare l’emozione che ho provato io, quando
i miei occhi furono attratti da quella immagine stampata, in quel
preciso istante nel quale tutto stava per accadere a mia insaputa, per
notare ciò che dovevo notare e che altri hanno visto senza vedere.
Amo definire tutto ciò “la non casualità del caso”, che ci rende tutti
ignari strumenti nelle mani di Dio, per compiere ciò che molte volte non
riusciamo a percepire.
Se verrete a visitare questo luogo sarò lieto di incontrarvi e
condividere con voi qualche momento di comunicazione umana attraverso il
rito dei gesti e della parola.
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